I tre Classici

Trebbiano d’Abruzzo

Del clone di un vitigno di nome Trebbiano si fa menzione nei documenti firmati dall’ agronomo bolognese Petrus de Crescentiis già nel 1303. In realtà egli parla di una vite coltivata in tutta la penisola ma che solo in un particolare terroir esprime al meglio il suo potenziale. Esistono molti cloni di Trebbiano come il Trebbiano Toscano, Romagnolo, Giallo e di Soave, ma solo uno è il clone menzionato nelle pagine che raccontano dei grandi vini bianchi del mondo: il Trebbiano d’Abruzzo di Loreto Aprutino.

Sovente comparato al Semillion, questo clone è in grado di esprimere una freschezza impressionante e risultare giovane anche dopo 8-10 anni, caratteristica sconosciuta alla maggior parte dei vini bianchi italiani.

Montepulciano d’Abruzzo

Da oltre 200 anni i produttori Toscani ed Abruzzesi si contendono l’origine e la paternità del nome Montepulciano. La confusione deriva dal fatto che i vitigni hanno caratteristiche similari e sono entrambi capaci di dar vita a grandi vini. Tuttavia, la maturazione dei due vitigni (Sangiovese e Montepulciano) avviene in epoche diverse.

L’equivoco sorse nella tenuta Medicea, in Abruzzo, dove le conoscenze ed i metodi di produzione toscani vennero inizialmente esportati dalla Baronìa di Carapelle. Due teorie aleggiano sull’origine del nome Montepulciano in Abruzzo: il fatto che si trattasse di un altro vitigno a bacca rossa proveniente dalla regione Toscana (e non di Sangiovese grosso) o semplicemente che fosse frutto di un errore di trascrizione ad opera di un custode e contabile stanco ed affaticato.

Cerasuolo d’Abruzzo

Il Cerasuolo è un vino rosato tipicamente abruzzese, derivante da uve Montepulciano d’Abruzzo vinificate a seguito di una breve macerazione. La vinificazione di un vino rosato ha sempre delle enormi criticità in quanto è all’origine di un vino delicato seppur complesso. Leader indiscusso della categoria dei rosati italiani, gli appassionati di vino hanno fatto di recente del suo appellativo un “cult wine”.